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Dott. Paolo Picotti Psicologo Psicoterapeuta

Descrizione sommaria di alcuni dei disturbi mentali 

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Disturbi psicotici e schizofrenia

Depressione (o disturbi depressivi)

Disturbi d'ansia

 

I disturbi psicotici e la schizofrenia possono fare paura quando se ne sente parlare per la prima volta. Per capire meglio cosa succede, immagina che il cervello abbia una sorta di "filtro" che seleziona e organizza le informazioni, i suoni, i pensieri e le emozioni che provengono dal mondo esterno.

Nei disturbi psicotici, questo filtro smette temporaneamente di funzionare bene. Di conseguenza, la mente fa fatica a distinguere ciò che accade davvero fuori da ciò che invece succede solo all'interno della propria testa. Non si tratta di una colpa, di una debolezza caratteriale o di una scelta: è un problema biologico del cervello, esattamente come il diabete è un problema del pancreas.

Che cosa prova chi ha un disturbo psicotico?

Quando il filtro del cervello non funziona, la persona può sperimentare due tipi principali di esperienze, che i medici chiamano sintomi:

  • Le Allucinazioni (sentire o vedere cose che gli altri non vedono): L'esperienza più comune è sentire delle voci. Per il paziente queste voci sono assolutamente reali, come se ci fosse una persona vera nella stanza, anche se gli altri non sentono nulla.
  • I Deliri (convinzioni molto forti che non corrispondono alla realtà): La persona può essere fermamente convinta di cose che agli altri sembrano impossibili. Ad esempio, può pensare di essere spiata, inseguita, o che la televisione stia mandando messaggi nascosti rivolti proprio a lei. Anche se parenti e amici provano a dimostrare il contrario con logica, per il paziente quella paura o convinzione è totalmente reale e genera molta ansia.
  • Il Ritiro e la Stanchezza: A volte, dopo una fase di grande confusione, la persona si sente svuotata. Può fare fatica a provare emozioni, a parlare, a lavarsi o a uscire di casa. Questo non è pigrizia, ma un sintomo del disturbo che toglie le energie.

Perché succede?

Non c'è un'unica causa. Gli scienziati hanno scoperto che si tratta di un insieme di fattori:

  • Una predisposizione biologica: Il cervello di chi soffre di questi disturbi è più sensibile allo stress a causa di un piccolo squilibrio nei suoi messaggeri chimici (come la dopamina).
  • Eventi stressanti: Forti traumi, periodi di forte ansia o grandi cambiamenti possono fare da "innesco".
  • Uso di sostanze: L'uso di droghe (comprese le droghe leggere come la cannabis) può danneggiare questo filtro delicato del cervello e anticipare o peggiorare la comparsa del disturbo.

Come si cura? (C'è una via d'uscita)

La notizia più importante è che questi disturbi si possono curare e le persone possono tornare a fare la propria vita, a studiare, a lavorare e ad avere relazioni. La cura si basa su tre pilastri:

  1. I Farmaci (Antipsicotici): Servono a "riparare il filtro" del cervello. Riducono le voci, calmano l'ansia e aiutano a rimettere ordine nei pensieri. All'inizio può servire un po' di tempo per trovare il farmaco giusto con meno effetti collaterali, ma sono alleati fondamentali.
  2. La Psicoterapia: Parlare con un professionista aiuta a capire cosa è successo, a gestire l'ansia e a imparare a riconoscere i primi segnali di stress per evitare che il problema si ripresenti.
  3. Il Supporto Sociale e Familiare: La riabilitazione aiuta a riprendere gradualmente le proprie attività quotidiane, senza fretta, rispettando i tempi di guarigione del cervello.

L’ansia è uno stato di agitazione psichica e di insicurezza, che non è per forza legato a un oggetto preciso. 

 

L'ansia è come un allarme antincendio molto sensibile: scatta con un fumo fortissimo anche se hai solo bruciato un toast in cucina. Non c'è un vero pericolo, ma il corpo reagisce come se ci fosse.

Ecco una mappa semplicissima per capire cosa ti succede e cosa puoi fare:

⚠️ Cosa provi nel corpo (I sintomi)

Quando l'allarme scatta, il corpo si prepara a scappare o a combattere. Per questo provi:

  • Cuore che batte forte (tachicardia)
  • Respiro corto o sensazione di soffocare
  • Vertigini o gambe di啟allora molli
  • Stomaco chiuso o nodo alla gola

Ricorda sempre: Queste sensazioni sono molto spiacevoli, ma non sono pericolose e non ti faranno del male.

 

🛑 Cosa NON fare: L'errore dell'evitamento

Quando una situazione ti fa venire l'ansia (ad esempio andare al supermercato o prendere l'autobus), l'istinto ti dice di stare a casa.
Evitare quella situazione ti fa stare subito meglio, ma è una trappola: dice al tuo cervello che quel posto è davvero pericoloso, e la prossima volta l'ansia sarà ancora più forte.

 

🛠️ 3 Cose pratiche da fare subito

  1. Il trucco del respiro lento: Quando l'ansia sale, butta fuori l'aria dalla bocca molto lentamente, come se dovessi spegnere una candelina senza far rumore. Respirare lentamente spegne l'allarme nel cervello.
  2. Guarda l'ambiente intorno a te: Non fissarti sulle tue sensazioni interne. Guarda fuori: conta 5 oggetti blu, ascolta 3 rumori, tocca una superficie fredda. Questo ti riporta alla realtà.
  3. Parlane con un professionista: Non devi fare tutto da solo. Lo psicologo è come un allenatore che ti insegna a gestire i pensieri, e il medico può aiutarti se l'ansia è troppo forte. Chiedere aiuto è il primo passo per stare bene.

 

 

 

 

La depressione (clinicamente definita Depressione Maggiore) è un disturbo dell'umore diffuso e invalidante, che influisce profondamente sul modo di pensare, sentire e gestire le attività quotidiane. Spiegata in modo semplice, è come una lente scura e pesante che si frappone tra la persona e il mondo, togliendo energia, colori e speranza alla vita.

Non è una semplice tristezza passeggera e non ci si può "dare una mossa" con la sola forza di volontà: si tratta di una vera e propria condizione medica causata da uno squilibrio neurochimico nel cervello.

Cosa si prova? (Sintomi per il paziente)

La depressione non si manifesta solo con il pianto, ma blocca la persona sotto diversi aspetti:

  • Perdita di interesse (Anedonia): Le cose che prima davano gioia (hobby, passioni, stare con gli amici, il cibo) improvvisamente non dicono più nulla e sembrano indifferenti.
  • Stanchezza perenne e blocco: Anche compiti minimi, come alzarsi dal letto, lavarsi o rifare il letto, sembrano richiedere uno sforzo immane, simile a scalare una montagna.
  • Pensieri negativi fissi: Un costante senso di colpa, sensazione di essere un peso per gli altri, autosvalutazione e una forte difficoltà a immaginare un futuro positivo.
  • Disturbi del sonno e dell'appetito: Dormire troppo o soffrire di forte insonnia; mangiare per ansia o, al contrario, perdere completamente lo stimolo della fame.

In sintesi: i punti chiave per il paziente

Se stai leggendo questa guida perché ti ritrovi in queste parole, ricorda questi quattro punti fondamentali:

  1. È una malattia biologica: Proprio come i disturbi psicotici, la depressione altera la chimica cerebrale (in particolare neurotrasmettitori come serotonina e dopamina). Non sei debole o pigro; il tuo cervello è momentaneamente scarico di energia chimica.
  2. La tristezza non è depressione: La tristezza normale è legata a un evento e passa. La depressione è costante, dura da settimane o mesi, e spesso non ha un motivo apparente.
  3. Uscirne è assolutamente possibile: La depressione è una delle patologie psichiatriche più studiate ed è altamente trattabile. Con la cura corretta l'umore torna a salire e la lente scura scompare.
  4. Come si cura: Si guarisce combinando la psicoterapia (per comprendere i nodi emotivi e cambiare i circoli viziosi di pensiero) e, se necessario, i farmaci antidepressivi (che agiscono come ricarica per i neurotrasmettitori esausti).

 

 

Il disturbo borderline di personalità

 

Se stai affrontando il disturbo borderline di personalità (DBP), o pensi di poterne soffrire, sappi che non sei una persona "sbagliata" o "difettosa". Quello che sperimenti ogni giorno è un profondo dolore emotivo, e non sei solo nel provarlo.

Ecco una guida semplice per capire cosa succede dentro di te e, soprattutto, come uscirne.

Cosa si prova a vivere con il DBP?

Chi ha questo disturbo ha un sistema di allarme emotivo molto sensibile. Le emozioni non arrivano gradualmente: esplodono all'improvviso e con un'intensità travolgente. Vivere con il DBP significa spesso oscillare tra stati d'animo estremi:

  • Le montagne russe emotive: Puoi passare dalla felicità alla disperazione più nera nel giro di poche ore, spesso per un motivo che agli altri sembra piccolo, ma che per te è un terremoto.
  • La paura costante di essere abbandonato: Il dubbio che le persone che ami possano lasciarti o non volerti più può diventare un'ossessione, spingendoti a fare di tutto per trattenerle o, al contrario, ad allontanarle per paura di soffrire.
  • Il "tutto o nulla" nelle relazioni: Una persona può sembrarti la migliore del mondo oggi e la peggiore domani. È difficile trovare una via di mezzo.
  • Un vuoto che fa male: Una sensazione cronica di non sapere chi sei veramente, come se dentro ci fosse un vuoto che cerchi disperatamente di riempire.
  • Reazioni impulsive per fermare il dolore: A volte, quando la sofferenza emotiva diventa intollerabile, potresti sentire il bisogno di fare cose rischiose (spese folli, abbuffate, uso di sostanze) o di farti del male fisicamente. Questo succede perché la mente cerca un modo rapido per "spegnere" l'angoscia.

Perché succede?

Non è colpa tua e non è una scelta. Il disturbo nasce da un mix tra una forte sensibilità biologica innata (il tuo cervello reagisce alle emozioni in modo più amplificato della media) e esperienze di vita in cui, spesso fin da piccoli, non ci si è sentiti capiti, protetti o convalidati nei propri sentimenti.

La cosa più importante: dal DBP si guarisce

In passato si pensava che non ci fosse soluzione, ma oggi la scienza dimostra il contrario: il disturbo borderline si può curare con successo. Con il giusto aiuto, puoi imparare a regolare le tue emozioni e a costruire una vita stabile e soddisfacente.

  • La psicoterapia è la tua risorsa principale: Esistono terapie create appositamente, come la DBT (Terapia Dialettico-Comportamentale). Ti insegnerà abilità pratiche per tollerare il dolore nei momenti di crisi, gestire la rabbia e comunicare meglio con gli altri senza distruggere le relazioni.
  • I farmaci come supporto: Non curano il disturbo in sé, ma sono utilissimi per "abbassare il volume" dei sintomi più invalidanti, come l'ansia forte, i picchi di depressione o l'impulsività.
  • Il tempo e la costanza: Cambiare i circuiti emotivi della mente richiede tempo. Ci saranno alti e bassi, ma ogni piccolo passo ti avvicinerà a una stabilità che oggi ti sembra impossibile.

Se ti riconosci in questa descrizione, il primo passo è parlarne con un professionista della salute mentale (uno psicoterapeuta o uno psichiatra). Chiedere aiuto è il più grande atto di coraggio che puoi fare per te stesso.

 

 

Dipendenze

La dipendenza non è una scelta e non è una mancanza di forza di volontà: è una vera e propria malattia del sistema nervoso.

Quando si sviluppa una dipendenza, i circuiti del cervello che regolano il piacere e la gratificazione vengono "ingannati" e iniziano a richiedere una sostanza o un comportamento in modo continuo. Anche se si è pienamente consapevoli dei danni che questo causa alla salute, al lavoro o agli affetti, fermarsi da soli diventa difficilissimo.

Come riconoscere se un'abitudine è diventata una dipendenza?

Esistono tre segnali d'allarme principali che indicano che la situazione sta sfuggendo al controllo:

  • Il "Craving" (il chiodo fisso): Un desiderio improvviso, fortissimo e quasi impossibile da frenare di assumere una sostanza o di fare quella specifica attività.
  • La tolleranza (l'abitudine): Il bisogno di aumentare sempre di più la "dose" (o il tempo dedicato a un comportamento, come il gioco d'azzardo o lo smartphone) per riuscire a provare lo stesso piacere iniziale.
  • L'astinenza: Quella sensazione di malessere profondo — che può manifestarsi con ansia, forte irritabilità, tremori, sudorazione o tristezza — quando si prova a smettere o si è impossibilitati a farlo.

Di cosa ci si può ammalare?

Le dipendenze non riguardano solo le sostanze illegali. Oggi si dividono in due grandi famiglie:

  • Dipendenze da sostanze: Alcol, fumo di sigaretta (comprese quelle elettroniche), farmaci e droghe.
  • Dipendenze comportamentali: Attività normali che diventano ossessive, come il gioco d'azzardo (ludopatia), l'uso compulsivo di internet, dei videogiochi o dei social media, lo shopping incontrollato e la dipendenza affettiva.

Perché succede proprio a me?

La dipendenza nasce da un insieme di fattori che non dipendono da una tua colpa. Spesso si sviluppa a causa di una predisposizione genetica, di periodi di forte stress, di traumi vissuti o per il bisogno inconscio di "anestetizzare" un dolore emotivo o un senso di vuoto. Nei giovani e negli adolescenti il rischio è più alto perché le aree del cervello che controllano gli impulsi stanno ancora crescendo.

Come se ne esce?

Uscire da questo tunnel è assolutamente possibile, ma chiedere aiuto è il primo e più importante passo. Trattandosi di una malattia, richiede una cura specifica:

  • Terapia psicologica: Parlare con un professionista ti aiuta a capire perché è nata la dipendenza e ti insegna strategie pratiche per gestire i momenti di crisi.
  • Supporto medico: In alcuni casi, i medici possono prescrivere farmaci per attenuare i sintomi dell'astinenza o ridurre il desiderio incontrollabile.
  • I Servizi Pubblici (SerD): In Italia esistono i SerD (Servizi per le Dipendenze), strutture dell'Asl completamente gratuite e anonime. Lì troverai medici, psicologi e assistenti sociali pronti ad ascoltarti e ad aiutarti, senza alcun giudizio.
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Disturbo post-traumatico da stress

Disturbi del comportamento alimentare

Disturbo bipolare

Il Disturbo Post-Traumatico da Stress (PTSD) non è una debolezza del carattere e nemmeno qualcosa che si può superare semplicemente "voltando pagina". Si tratta di una vera e propria ferita psicologica e biologica che si crea quando vivi (o assisti a) un evento talmente spaventoso o doloroso da travolgere la tua capacità di reagire.

Per capire cosa ti sta succedendo, immagina il trauma come un cibo troppo pesante che il tuo stomaco non riesce a digerire.

Perché ti senti così? La metafora del "cervello bloccato"

Quando vivi un forte trauma, la parte del cervello che gestisce le emozioni e la paura (l'amigdala) entra in uno stato di allarme massimo. In condizioni normali, il cervello col tempo elabora l'accaduto e lo archivia nel passato. Nel PTSD, invece, questo meccanismo si blocca.

Il ricordo del trauma rimane "aperto" e attivo. Per questo motivo, il tuo cervello si comporta come se il pericolo stesse accadendo proprio ora, anche se l'evento è finito da tempo.

Come si manifesta (I quattro segnali chiave)

Se soffri di PTSD, potresti accorgerti che la tua vita quotidiana è condizionata da questi quattro comportamenti:

  • Il passato che ritorna (Intrusioni): Immagini, suoni o odori legati al trauma ti tornano in mente all'improvviso, senza che tu possa controllarli. Di notte potresti fare brutti sogni frequenti, mentre di giorno potresti avere la sensazione fisica ed emotiva di essere di nuovo lì (flashback).
  • La fuga dai ricordi (Evitamento): Fai di tutto per non soffrire. Eviti di parlare di quello che è successo e cerchi di stare lontano da luoghi, persone, strade o persino canzoni che potrebbero farti tornare in mente l'evento.
  • Il mondo sembra cambiato (Pensieri e umore negativi): Potresti sentirti sempre triste, arrabbiato o in colpa per quello che è successo. Molte persone con PTSD dicono di sentirsi "anestetizzate", come se non riuscissero più a provare affetto o gioia per le persone care. Potresti anche iniziare a pensare che il mondo sia un posto totalmente pericoloso e che non ci si possa fidare di nessuno.
  • Il corpo sempre in allarme (Iperattivazione): Ti senti costantemente in guardia, come se un pericolo potesse spuntare da un momento all'altro. Ti spaventi facilmente per i rumori forti, sei molto irritabile, fai fatica a concentrarti e hai grandi difficoltà a prendere sonno.

Si può guarire?

Assolutamente sì. La mente ha una straordinaria capacità di guarire se supportata nel modo giusto. I trattamenti moderni (come la psicoterapia cognitivo-comportamentale o l'EMDR, una tecnica che usa i movimenti degli occhi) non servono a cancellare il ricordo, ma aiutano il tuo cervello a "digerirlo".

L'obiettivo della cura è fare in modo che quel ricordo si trasformi in un semplice fatto del passato, che fa parte della tua storia ma che non fa più male e non controlla più il tuo presente. Non devi affrontare tutto questo da solo.

 

Capire il disturbo bipolare è il primo passo fondamentale per imparare a gestirlo e riprendere in mano la propria vita. Quando si riceve questa diagnosi, è normale sentirsi spaventati o confusi, ma oggi esistono cure molto efficaci che permettono di raggiungere un'ottima stabilità.

Ecco una spiegazione semplice, pensata per chi vive questa condizione in prima persona.

Che cos'è davvero il disturbo bipolare?

Immagina il tuo umore come le onde del mare. Per la maggior parte delle persone, le onde vanno un po' su e un po' giù in base alle giornate. Nel disturbo bipolare, invece, queste onde diventano improvvisamente delle tempeste altissime (la mania) o dei voti profondi (la depressione), che non dipendono dalla tua forza di volontà o da eventi della vita.

Non si tratta di essere "volubili" o di cambiare idea facilmente. È una condizione medica biologica, esattamente come il diabete o l'ipertensione, che dipende da un temporaneo "tilt" dei messaggeri chimici nel cervello.

Le due facce del disturbo: come si manifestano?

🚀 La fase "Su" (Mania o Ipomania)

In questo periodo ti senti come se avessi i superpoteri. Tutto va a mille all'ora.

  • Cosa provi: Un'energia inesauribile, un ottimismo esagerato, la sensazione di poter fare qualsiasi cosa.
  • Cosa fai: Dormi pochissimo senza sentire la stanchezza, parli molto velocemente, i pensieri si accavallano. Spesso si ha la tendenza a spendere troppi soldi, fare progetti irrealistici o prendere decisioni impulsive di cui poi ci si pente.

📉 La fase "Giù" (Depressione)

È l'esatto opposto. È come se si spegnesse la luce e finisse tutta l'energia.

  • Cosa provi: Una tristezza profonda, un senso di vuoto, sensi di colpa e la sensazione che nulla abbia più senso o possa darti piacere.
  • Cosa fai: Fai fatica anche solo ad alzarti dal letto o a lavarti. Ti isoli dagli amici, ti senti sempre stanco e potresti pensare che l'unica soluzione sia sparire. Questo è il momento in cui è vitale chiedere aiuto.

Le tre regole d'oro per stare bene

Anche se è una malattia cronica (cioè che ti accompagnerà nel tempo), puoi assolutamente vivere una vita piena, felice e di successo. Per farlo, ci sono tre pilastri:

  1. I farmaci sono i tuoi alleati (gli "stabilizzatori"): Pensa a loro come alle cinture di sicurezza o agli ammortizzatori di un'auto. Non ti impediscono di essere felice o triste, ma evitano che le curve del tuo umore diventino pericolose. Non sospenderli mai da solo quando ti senti bene: se ti senti bene, è proprio perché i farmaci stanno funzionando.
  2. Impara a conoscere i tuoi "semafori": Con l'aiuto di uno psicologo, imparerai a riconoscere i piccoli segnali che indicano che l'umore sta cambiando. Ad esempio, se smetti improvvisamente di dormire per due notti di fila, potrebbe essere un "semaforo giallo" che indica l'inizio di una fase alta. Saperlo prima ti permette di fermarti in tempo.
  3. Proteggi la tua routine: Il cervello bipolare ama la regolarità. Andare a dormire e svegliarsi alla stessa ora, evitare l'uso di alcol o droghe (che sballano chimicamente l'umore) e fare una regolare attività fisica sono scudi potentissimi contro le ricadute.

Non sei la tua malattia. Tu sei una persona che ha il disturbo bipolare, e con il giusto gioco di squadra insieme al tuo psichiatra e al tuo psicologo puoi governare le onde invece di farti travolgere.

 

 Quando ci si trova ad affrontare un disturbo alimentare, il cibo e il peso smettono di essere semplici elementi della vita quotidiana e diventano il centro di un profondo dolore. Se stai vivendo questa situazione, è importante che tu sappia una cosa fondamentale: ciò che stai provando non è una colpa, non è un capriccio, ed è una sofferenza che può essere curata.

 

Che cos'è davvero un disturbo alimentare?

Anche se tutto sembra ruotare intorno al piatto, alle calorie, alla bilancia o allo specchio, il disturbo alimentare non riguarda davvero il cibo.

Il comportamento con il cibo è solo la "punta dell'iceberg". Sotto la superficie si nasconde un modo per esprimere un dolore o un disagio psicologico che a parole non si riesce a dire. Può nascere dal bisogno di sentire di avere il controllo su qualcosa, da una profonda insicurezza, da ferite emotive o dalla difficoltà di gestire emozioni forti come l'ansia, la tristezza o la rabbia.

Come si manifesta (Le diverse forme del disturbo)

A seconda di come questa sofferenza si esprime, il disturbo può prendere strade diverse:

  • Se senti il bisogno di controllare tutto: potresti trovarti a ridurre drasticamente il cibo, a digiunare o a fare sforzi fisici eccessivi, convinto che perdere peso ti farà sentire "abbastanza" o al sicuro (Anoressia).
  • Se ti senti travolto dalle emozioni: potresti avvertire una spinta incontrollabile a mangiare grandi quantità di cibo in poco tempo, per poi cercare di "rimediare" con il vomito o i lassativi a causa di un forte senso di colpa (Bulimia).
  • Se usi il cibo per anestetizzare il dolore: potresti avere quelle stesse abbuffate senza però riuscire a mettere in atto comportamenti di compenso, vivendo un profondo senso di vergogna e malessere (Disturbo da Alimentazione Incontrollata).

Qualunque sia la tua modalità, sappi che la tua sofferenza è valida e merita di essere ascoltata, a prescindere dal numero che vedi sulla bilancia.

 

I pensieri che ti confondono

Il disturbo alimentare è una presenza "rumorosa" nella mente. Spesso ti dice delle bugie:

  • Ti fa credere che la tua fetta di torta o il tuo digiuno definiscano quanto vali come persona.
  • Ti convince che lo specchio ti mostri la realtà, mentre in verità sta deformando la tua immagine.
  • Ti fa sentire solo e ti spinge a isolarti dagli altri, sussurrandoti che nessuno può capirti.

Questi pensieri sono molto forti, ma non sei tu: sono la voce del disturbo che sta cercando di proteggersi per non scomparire.

 

Come se ne esce? (Il percorso di cura)

Guarire non significa solo "ricominciare a mangiare normalmente", ma significa tornare a vivere liberi. Non devi fare tutto da solo, ed è impossibile farlo con la sola forza di volontà. È un percorso che si fa insieme a dei professionisti specializzati che non ti giudicheranno mai.

La cura si basa su tre pilastri che lavorano insieme per te:

  1. La cura della mente (Psicoterapia): Ti aiuta a capire a cosa ti serviva quel controllo sul cibo, a curare le ferite emotive e a trovare modi più sani e meno dolorosi per gestire le tue emozioni.
  2. La cura del corpo (Nutrizionista/Dietista): Ti aiuta a fare pace con il cibo, a rieducare il corpo senza restrizioni punitive e a ritrovare il piacere di nutrirti senza paura.
  3. Il controllo medico: Serve a proteggere la tua salute fisica mentre affronti il percorso psicologico, assicurandoti che il tuo corpo sia sempre al sicuro.

Un passo alla volta

Ammettere di avere un problema e chiedere aiuto è l'atto di coraggio più grande che puoi fare. Non definirti attraverso la tua malattia: tu sei molto più del tuo disturbo alimentare. La guarigione non è una linea retta, ci saranno momenti difficili, ma è un obiettivo assolutamente raggiungibile.

 

 

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